13 OTTOBRE 2009, 15.30-18.00

IMMAGINARIO E ARTE CONTEMPORANEA: IL CASO CREMASTER

Il contemporaneo ha sancito la dissoluzione dell’opera in diverse e complementari direzioni: nella direzione del sistema, nella direzione dell’artefatto o nella direzione della funzione di godimentoCremaster, ovvero il ciclo di cinque opere in formato video prodotte da Matthew Barney tra il 1996 e il 1999, le interpreta tutte: non più oggetto sacrale ma artefatto mediale che assume le stesse vesti formali della pubblicità o del cinema o dei videoclip. Non più oggetto dotato di contorni propri che si differenzia dal resto-del-mondo, ma artefatto che può e deve funzionare come parte e nodo di un sistema di comunicazione mediale, economico e istituzionale. Non più oggetto simbolico che opera una mediazione o una sublimazione, ma oggetto immaginario che si presta a una forma normalizzata o indifferente di fruizione, coerente con la funzione contemporanea del museo e della presenza artistica come spettacolo. Insomma Cremaster pare essere per eccellenza il formato-opera corrispondente allo scenario della dissoluzione dell’arte nella medialità. Di queste sue caratteristiche vorremmo discutere con studiosi di varie collocazioni disciplinari.