MERCOLEDÍ 4 GIUGNO, ORE 16.00, UNIVERSITÀ DI MILANO-BICOCCA, EDIFICIO U6, IV PIANO, AULA ACCANTO ALLA PRESIDENZA

ALAIN BADIOU,
SOGGETTO E INTENSITÀ

A cura di Pietro Bianchi e Daniele Tonazzo

La stagione filosofica dello strutturalismo, a partire dall’inizio degli anni Sessanta sconvolse completamente il panorama delle scienze umane. Proprio in quegli anni presero avvio – non senza una rielaborazione a volte anche molto critica – alcuni dei percorsi filosofici più rilevanti della seconda metà del Novecento. I nomi sono noti: Foucault, Derrida, Lacan, Deleuze, Barthes, Althusser, Rancière. Tra questi occupa un posto particolare l’opera filosofica di Alain Badiou, che a partire dagli scritti strutturalisti di quegli anni, fino ad arrivare ai lavori più recenti, si presenta come una riappropriazione originale di questa stagione della filosofia francese. La singolarità di Badiou, che lo avvicina in particolar modo al primo dei suoi maestri, Lacan, consiste nel fare a meno dell’uomo, come tutti gli strutturalisti, mantenendo però vivo il posto del soggetto. Nella sua terminologia, come tenteremo di mostrare, ciò si traduce in un’oscillazione tra il tema della forza, dietro al quale bisogna scorgere l’affetto, e quello del posto, dietro al quale bisogna scorgere la struttura. A partire da questi primi testi Badiou ha proceduto a formulare un’ontologia, che pur rimanendo profondamente anti-umanistica preserva il posto del soggetto inteso come una procedura di fedeltà ad un evento eterogeneo alla normatività della struttura. Nella complessa articolazione di questa teoria cercheremo di mettere in luce che cosa ci possa dire Badiou riguardo a una teoria del modo di sentire del soggetto. La nozione di intensità del sentire, connessa alla procedura di soggettivazione e intrecciata con il concetto psicoanalitico di godimento, ci guiderà nella lettura di alcuni dei testi più importanti del filosofo degli ultimi due decenni.