DIS-AGIO
Immaginario e clinica dell’adolescenza contemporanea


 


1. LO SCENARIO CONTEMPORANEO
 
Il tempo che viviamo è caratterizzato da una profonda trasformazione delle coordinate simboliche con le quali siamo stati abituati a orientarci nella vita, nel lavoro e nella formazione. Tale trasformazione ha le proprie radici in alcuni processi che hanno segnato il nostro mondo e che forse soltanto ora sembrano palesarsi in tutta la loro portata. I grandi quadri concettuali che fino a poco tempo fa sembravano orientarci risultano oggi insufficienti a rendere conto di ciò che sta avvenendo. Le categorie che il Moderno ci ha lasciato seguono a fatica i cambiamenti dei contesti sociali, culturali, politici e valoriali. Le strutture simboliche che da sempre organizzano il nostro vivere in comune paiono sempre più deboli nel sostenere i quadri nei quali i soggetti vengono a iscrivere i propri progetti e le proprie scelte di vita.
Il tempo in cui viviamo propone anche delle risposte e delle terapie che, a nostro modo di vedere, non fanno che accentuare le sofferenze. Si tratta, perlopiù, di risposte che propongono di compensare il vuoto che la crisi del simbolico ha prodotto offrendo la scorciatoia dell’oggetto gadget, oggetto di consumo che ha la funzione di catturare l’interesse del soggetto offrendo un godimento immediato e tendenzialmente ripetitivo (dalle sostanze psicotrope agli oggetti di godimento virtuale, come i vari iPhone, iPad, ecc…). In alternativa all’oggetto gadget, le risposte offerte dal mercato tendono a coprire la perdita del simbolico con illusorie configurazioni immaginarie che, a discapito della loro inconsistenza e fragilità, si presentano come rassicuranti ricomposizioni del quadro simbolico infranto.
Individuiamo nella “crisi del simbolico” la causa principale della situazione e del disagio così descritti. Con questo termine intendiamo una crisi strutturale profonda di quelle coordinate simboliche e istituzionali che sorreggono l’esperienza umana, a tutti i livelli.
Il presente progetto intende prendere spunto dalla situazione presente per trattarla come occasione di incontro con qualcosa di inedito nell’esperienza di ciascuno e di rilancio di quella funzione di legame sociale offerta dal desiderio nel suo rapporto al godimento e all’amore. Invece di rispondere alla crisi del simbolico proponendo soluzioni tanto facili quanto inconsistenti, s’intende lavorare con la dimensione enigmatica che tale crisi porta con sé, prendendo il disagio non semplicemente come un ostacolo, ma come un’occasione feconda di trasformazione e di rilancio del lavoro di soggettivazione.
Secondo questa prospettiva, il disagio perde i panni dell’ostacolo mortificante, dell’impedimento o dello scoglio insuperabile, per rovesciarsi invece in un “dis-agio”, in una figura complessa ed enigmatica grazie alla quale il soggetto ha modo di interrogarsi per inventare nuove soluzioni a vecchi problemi e così rimettere in moto il proprio desiderio.


2. FIGURE E RAGIONI DEL DISAGIO ADOLESCENZIALE
 
I sintomi che manifestano il disagio contemporaneo – dagli attacchi di panico, alle dipendenze, ai sintomi alimentari, agli agiti violenti, alla dispersione scolastica – rivelano due verità fondamentali dell’esistenza e del funzionamento del soggetto umano: la prima riguarda la struttura, la seconda la sessualità. Detto molto sinteticamente, la contemporaneità ci sta insegando che la struttura del soggetto parlante è fondamentalmente incompleta e che la funzione paterna serviva proprio a coprire questo buco strutturale che, in altro contesto ma con la stessa articolazione, la sessualità viene a manifestare. Sappiamo così, forse meglio oggi di un tempo, che tra l’uomo e la donna le cose non vanno mai particolarmente bene, e questo perché strutturalmente la differenza sessuale espone l’esistenza a un enigma non trattabile col senso, il sapere e forse neanche con la verità.
L’adolescenza è proprio l’età in cui questo buco reale nella struttura dell’esistenza umana viene per la prima volta a galla: vuoi per l’incontro che durante questa età di mezzo ciascuno fa con il reale della struttura che emerge proprio nel momento in cui il soggetto inizia a muovere i primi passi al di là della copertura fantasmatica che la famiglia ha garantito fino a quel momento; vuoi per i primi incontri con l’altro sesso, con il loro portato traumatico rispetto alle strutture sessuate del simbolico a cui il soggetto fa riferimento. A partire da questa inconsistenza della struttura, però, può aprirsi o meno per il soggetto adolescente, un desiderio nei confronti del sapere e della verità: un sapere altro, altro rispetto a quello di cui l’adolescente è portatore nella storia di cui si fa testimone. È questo il margine d’azione nel quale può svilupparsi l’innesto tra l’enigma reale che l’adolescente incontra e il sapere che può metterlo al lavoro favorendo un processo di soggettivazione fecondo.
Il progetto intende andare a incontrare l’adolescente là dove oggi si trova: ben prima, dunque, di quella prodigiosa elaborazione che un tempo gli permetteva di far tesoro della sua età traumatica mettendola al lavoro lungo le linee guida del desiderio di sapere. Non si tratta di andare semplicemente incontro ai loro interessi, alle loro preoccupazioni, al loro disagio, ma di incontrare le loro strategie economiche di godimento per provare a disconnetterle e rimetterle in tensione con quelle degli altri. Si tratta, in fondo, di imparare ad ascoltare eticamente quel che il disagio ci insegna, al fine di spostare il godimento adolescenziale dagli oggetti che lo manipolano a quel gusto della lingua, prima di tutto la lingua dei soggetti, che nel sapere e nella verità può trovare il principio etico di un’altra soddisfazione rispetto alla coazione a ripetere del godimento massificato.


3. L’IMMAGINARIO E L’ADOLESCENZA
 
L’immaginario, nell’accezione utilizzata da OT, fa riferimento a quell’insieme di istanze “acefale” che orientano e condizionano il nostro sentire, desiderare e godere, in regime di crisi dell’efficacia simbolica. Da questo punto di vista, l’interesse di OT per l’adolescenza risponde a una doppia ingiunzione: in primo luogo, per poter leggere le trasformazioni in atto nell’immaginario contemporaneo, l’adolescenza è un campo privilegiato per osservare il funzionamento e l’impatto attuale dei sistemi di costruzione del sentire; in secondo luogo, l’immaginario ha un’importanza fondamentale proprio durante e per l’adolescenza, di fronte all’inevitabile vacillamento delle istanze simboliche genitoriali e alla necessità di dare una forma all’interrogativo reale che la pubertà impone. Sicché, vuoi come coercizione sistemica, vuoi come invenzione singolare di fronte all’enigma del reale, l’immaginario risulta essere un registro centrale per incontrare e leggere l’adolescenza e, viceversa, l’adolescenza risulta essere un luogo privilegiato per analizzare l’immaginario contemporaneo.
Il contesto contemporaneo è, come abbiamo detto, segnato da una profonda carenza simbolica che tende a lasciare sempre più scoperti i soggetti di fronte all’incontro col reale o in balia delle coperture e dei trattamenti immaginari. Da questo punto di vista, l’immaginario contemporaneo assume la duplice funzione di contenimento protettivo delle incursione del reale nella vita quotidiana, ma anche di invito all’ostentazione oscena e pornografica del reale così immaginarizzato. Gli adolescenti si trovano sempre più sprovvisti di strumenti simbolici per mettere al lavoro l’incontro con la pulsione che caratterizza la loro età puberale. Le risposte che allora emergono tendono a mimare il reale, nella sua versione “ingenua”, perversa e farsesca, oppure a riprodurre vecchi schemi di difesa, la cui lontananza dal tempo in cui viviamo tende nella migliore a produrre esiti patetici. Pensiamo, ad esempio, all’uso del porno amatoriale, la cui diffusione tra gli adolescenti, anche nei contesti scolastici, è sempre più evidente. Uso che non risponde a una logica dialettica, di opposizione rispetto all’Altro adulto/istituzionale, di provocazione o trasgressione, ma piuttosto, in molti casi, a una inedita domanda di riconoscimento. L’oscenità è ostentata quasi a confermare l’impressione che per molti adolescenti è prima di tutto l’Altro a chiedere di inscriversi nel suo campo attraverso questo lascia passare. Un Altro sempre più esposto all’imperativo contemporaneo della visibilità totale, della pubblicità massiccia, dell’esser tutti e sempre esposti al campo della manifestazione coatta. In alternativa, altri adolescenti prendono le parti di un certo rifiuto moralistico, che pesca a piene mani da quanto la tradizione ha sviluppato e che nelle loro di mani però assume d’un tratto una inquietante aria di astratta e mortifera apatia.
All’interno di questo quadro, la posizione di OT opera, come sempre ha fatto nei campi dell’immaginario di cui in passato si è occupato, in maniera interna e implicata. Non si pretende di leggere, interpretare e al limite comprendere le dinamiche in atto per studiarne il funzionamento, spiegarne i meccanismi latenti, farne eventualmente la critica o proporre delle soluzioni cliniche di superamento. L’immaginario è il campo e anche lo strumento di intervento che OT intende utilizzare. Si tratta, allora, di scommettere sulla possibilità che l’immaginario adolescenziale non sia soltanto quello che abbiamo appena descritto: un meccanismo di difesa o di coazione a ripetere. L’immaginario va assunto nella sua portata inedita: pensato, dunque, come istanza eminentemente pragmatica, che fa fare e orienta il desiderio e il godimento anche tra gli adolescenti. Da questo punto di vista la critica e la clinica dell’immaginario adolescenziale vuole essere un tentativo di attivare la sua stessa capacità di invenzione di soluzioni singolari, in grado non tanto di proteggere o di precipitare verso il reale ma piuttosto di contornarlo, favorendo la costruzione di modi e stili non coatti, dunque “nuovi”, d’accesso al godimento per ciascuno.


4. LINEE DI RICERCA E INTERVENTO
 
Il progetto “Dis-agio”, promosso da OT/Orbis Tertius, ha iniziato le proprie attività di elaborazione e di ricerca nella primavera del 2014.
 
Il Gruppo di progettazione è composto da:
– Matteo Bonazzi (OT/Orbis Tertius, Unimib)
– Domenico Cosenza (Membro del Comitato scientifico OT/Orbis Tertius, Presidente Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, docente Istituto freudiano)
– Stefano Marchesoni (OT/Orbis Tertius, Unimib; docente Storia e Filosofia nei licei)
– Jole Orsenigo (OT/Orbis Tertius, Centro Studi “Riccardo Massa”, Unimib)
– Daniele Tonazzo (OT/Orbis Tertius, Unimib)
 
Per l’anno 2014/2015, il progetto realizzerà due primi livelli di elaborazione/intervento:
– Un ciclo di Seminari, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di discussione ed elaborazione teorica delle questioni inerenti l’immaginario adolescenziale contemporaneo. Il Seminario sarà a inviti e avrà inizio nel mese di gennaio 2015. Per informazioni: matteo.bonazzi@unimib.it
– Progetti nelle scuole milanesi. È stata avviata, in via sperimentale, una collaborazione con due licei milanesi al fine di mettere in tensione i contenuti teorici elaborati nel progetto con le questioni, i problemi e le difficoltà presenti nel contesto scolastico, a diretto contatto coi docenti e gli adolescenti. I progetti al momento propongono cicli di lezioni/conferenze rivolte ai docenti e lavori in piccoli gruppi di docenti. Chiunque fosse interessato a prendere visione delle linee guida dei progetti ed eventualmente a proporsi come referente per avviare la sperimentazione presso altre realtà scolastiche, può scrivere a: matteo.bonazzi@unimib.it