La dimensione dell’immaginario che emerge dal pensiero filosofico contemporaneo e dalla psicoanalisi grazie alla ricerca di Jacques Lacan e dei suoi interpreti più recenti suggerisce un ripensamento radicale delle coordinate tracciate a suo tempo dal Moderno. Non si tratta di un potere del soggetto né di un campo di immagini circolanti nel sociale e nei discorsi, ma piuttosto di un registro che produce ciò che proviamo e “sentiamo”, di un ambiente attivo nella produzione del sentire che ci appare come nostro. L’immaginario contemporaneo può dunque essere descritto e cartografato come il prodotto dell’attività di dispositivi di soggettivazione che articolano e predispongono le circostanze e le varianti del modo in cui reagiamo agli stimoli estetici, dei gusti e delle preferenze. L’Estetica, di conseguenza, non può più essere né una teoria della conoscenza né una filosofia dell’Arte e del Bello: deve essere una teoria critica del sentire, dei suoi sistemi e dispositivi, dei suoi effetti nel vasto dominio del sensibile – la merce, la moda, il design, la narrazione mediale e la stessa arte. La collana OT intende da una parte presentare testimonianze e ricerche contemporanee su questo campo così vasto, e dall’altra proporre testi di autori in cui riconosciamo la traccia e i punti fondativi di questa posizione.