«Questa revisione di un mondo illusorio si chiama provvisoriamente Orbis Tertius (…) accadde in un appartamento di via Laprida, dinanzi a un chiaro e alto balcone aperto sul tramonto (…) fu questa la prima intrusione del mondo fantastico nel mondo reale.»

I PROGETTI

IL DIS-SEMINARIO
Ciclo d’incontri seminariali

Il “Dis-seminario” rappresenta un luogo di ricerca, d’incontro e di costruzione filosofica a partire da alcune figure chiave del pensiero contemporaneo, in particolare francese.
Lo stile del lavoro è quello aperto della conversazione. Per questo, più che un Seminario finalizzato alla raccolta futura di ciò che oggi viene seminato, si tratta di un Dis-seminario: pratica di domanda volta ad aprire nuovi campi e nuove occasioni di intersezione tra saperi, pratiche e discorsi anche lontani fra loro. La finalità è quella di favorire la scommessa, senza garanzie e ritorni economici del senso, su ciò che alle volte cessa di non scriversi, su quei punti di contatto e di incontro tra forme di sapere e di vita che testimoniano la gioia e il godimento del pensiero in esercizio.
Gli autori sui quali si lavora rappresentano il nucleo teorico di riferimento della ricerca di OT. Partendo dal pensiero francese fine anni ‘60/inizio anni ’70, per arrivare a pensatori più vicini a noi, per i quali quel momento storico ha rappresentato l’occasione di marcare un nuovo inizio.
Ogni incontro toccherà la riflessione di un pensatore attraverso un’introduzione dialogica assegnata a un relatore ospite, studioso del filosofo trattato, e a un membro di OT che svolgerà la funzione di discussant. Le relazioni saranno il punto d’avvio della discussione collettiva che rappresenta il cuore dell’attività seminariale.
Gli incontri si svolgeranno presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La partecipazione è libera, per iscriversi è sufficiente inviare una mail a: orbistertius@unimib.it

DIS-AGIO
Immaginario e clinica dell’adolescenza contemporanea

1. LO SCENARIO CONTEMPORANEO
Il tempo che viviamo è caratterizzato da una profonda trasformazione delle coordinate simboliche con le quali siamo stati abituati a orientarci nella vita, nel lavoro e nella formazione. Tale trasformazione ha le proprie radici in alcuni processi che hanno segnato il nostro mondo e che forse soltanto ora sembrano palesarsi in tutta la loro portata. I grandi quadri concettuali che fino a poco tempo fa sembravano orientarci risultano oggi insufficienti a rendere conto di ciò che sta avvenendo. Le categorie che il Moderno ci ha lasciato seguono a fatica i cambiamenti dei contesti sociali, culturali, politici e valoriali. Le strutture simboliche che da sempre organizzano il nostro vivere in comune paiono sempre più deboli nel sostenere i quadri nei quali i soggetti vengono a iscrivere i propri progetti e le proprie scelte di vita.
Il tempo in cui viviamo propone anche delle risposte e delle terapie che, a nostro modo di vedere, non fanno che accentuare le sofferenze. Si tratta, perlopiù, di risposte che propongono di compensare il vuoto che la crisi del simbolico ha prodotto offrendo la scorciatoia dell’oggetto gadget, oggetto di consumo che ha la funzione di catturare l’interesse del soggetto offrendo un godimento immediato e tendenzialmente ripetitivo (dalle sostanze psicotrope agli oggetti di godimento virtuale, come i vari iPhone, iPad, ecc…). In alternativa all’oggetto gadget, le risposte offerte dal mercato tendono a coprire la perdita del simbolico con illusorie configurazioni immaginarie che, a discapito della loro inconsistenza e fragilità, si presentano come rassicuranti ricomposizioni del quadro simbolico infranto.
Individuiamo nella “crisi del simbolico” la causa principale della situazione e del disagio così descritti. Con questo termine intendiamo una crisi strutturale profonda di quelle coordinate simboliche e istituzionali che sorreggono l’esperienza umana, a tutti i livelli.
Il presente progetto intende prendere spunto dalla situazione presente per trattarla come occasione di incontro con qualcosa di inedito nell’esperienza di ciascuno e di rilancio di quella funzione di legame sociale offerta dal desiderio nel suo rapporto al godimento e all’amore. Invece di rispondere alla crisi del simbolico proponendo soluzioni tanto facili quanto inconsistenti, s’intende lavorare con la dimensione enigmatica che tale crisi porta con sé, prendendo il disagio non semplicemente come un ostacolo, ma come un’occasione feconda di trasformazione e di rilancio del lavoro di soggettivazione.
Secondo questa prospettiva, il disagio perde i panni dell’ostacolo mortificante, dell’impedimento o dello scoglio insuperabile, per rovesciarsi invece in un “dis-agio”, in una figura complessa ed enigmatica grazie alla quale il soggetto ha modo di interrogarsi per inventare nuove soluzioni a vecchi problemi e così rimettere in moto il proprio desiderio.
 
2. FIGURE E RAGIONI DEL DISAGIO ADOLESCENZIALE
I sintomi che manifestano il disagio contemporaneo – dagli attacchi di panico, alle dipendenze, ai sintomi alimentari, agli agiti violenti, alla dispersione scolastica – rivelano due verità fondamentali dell’esistenza e del funzionamento del soggetto umano: la prima riguarda la struttura, la seconda la sessualità. Detto molto sinteticamente, la contemporaneità ci sta insegando che la struttura del soggetto parlante è fondamentalmente incompleta e che la funzione paterna serviva proprio a coprire questo buco strutturale che, in altro contesto ma con la stessa articolazione, la sessualità viene a manifestare. Sappiamo così, forse meglio oggi di un tempo, che tra l’uomo e la donna le cose non vanno mai particolarmente bene, e questo perché strutturalmente la differenza sessuale espone l’esistenza a un enigma non trattabile col senso, il sapere e forse neanche con la verità.
L’adolescenza è proprio l’età in cui questo buco reale nella struttura dell’esistenza umana viene per la prima volta a galla: vuoi per l’incontro che durante questa età di mezzo ciascuno fa con il reale della struttura che emerge proprio nel momento in cui il soggetto inizia a muovere i primi passi al di là della copertura fantasmatica che la famiglia ha garantito fino a quel momento; vuoi per i primi incontri con l’altro sesso, con il loro portato traumatico rispetto alle strutture sessuate del simbolico a cui il soggetto fa riferimento. A partire da questa inconsistenza della struttura, però, può aprirsi o meno per il soggetto adolescente, un desiderio nei confronti del sapere e della verità: un sapere altro, altro rispetto a quello di cui l’adolescente è portatore nella storia di cui si fa testimone. È questo il margine d’azione nel quale può svilupparsi l’innesto tra l’enigma reale che l’adolescente incontra e il sapere che può metterlo al lavoro favorendo un processo di soggettivazione fecondo.
Il progetto intende andare a incontrare l’adolescente là dove oggi si trova: ben prima, dunque, di quella prodigiosa elaborazione che un tempo gli permetteva di far tesoro della sua età traumatica mettendola al lavoro lungo le linee guida del desiderio di sapere. Non si tratta di andare semplicemente incontro ai loro interessi, alle loro preoccupazioni, al loro disagio, ma di incontrare le loro strategie economiche di godimento per provare a disconnetterle e rimetterle in tensione con quelle degli altri. Si tratta, in fondo, di imparare ad ascoltare eticamente quel che il disagio ci insegna, al fine di spostare il godimento adolescenziale dagli oggetti che lo manipolano a quel gusto della lingua, prima di tutto la lingua dei soggetti, che nel sapere e nella verità può trovare il principio etico di un’altra soddisfazione rispetto alla coazione a ripetere del godimento massificato.
 
3. L’IMMAGINARIO E L’ADOLESCENZA
L’immaginario, nell’accezione utilizzata da OT, fa riferimento a quell’insieme di istanze “acefale” che orientano e condizionano il nostro sentire, desiderare e godere, in regime di crisi dell’efficacia simbolica. Da questo punto di vista, l’interesse di OT per l’adolescenza risponde a una doppia ingiunzione: in primo luogo, per poter leggere le trasformazioni in atto nell’immaginario contemporaneo, l’adolescenza è un campo privilegiato per osservare il funzionamento e l’impatto attuale dei sistemi di costruzione del sentire; in secondo luogo, l’immaginario ha un’importanza fondamentale proprio durante e per l’adolescenza, di fronte all’inevitabile vacillamento delle istanze simboliche genitoriali e alla necessità di dare una forma all’interrogativo reale che la pubertà impone. Sicché, vuoi come coercizione sistemica, vuoi come invenzione singolare di fronte all’enigma del reale, l’immaginario risulta essere un registro centrale per incontrare e leggere l’adolescenza e, viceversa, l’adolescenza risulta essere un luogo privilegiato per analizzare l’immaginario contemporaneo.
Il contesto contemporaneo è, come abbiamo detto, segnato da una profonda carenza simbolica che tende a lasciare sempre più scoperti i soggetti di fronte all’incontro col reale o in balia delle coperture e dei trattamenti immaginari. Da questo punto di vista, l’immaginario contemporaneo assume la duplice funzione di contenimento protettivo delle incursione del reale nella vita quotidiana, ma anche di invito all’ostentazione oscena e pornografica del reale così immaginarizzato. Gli adolescenti si trovano sempre più sprovvisti di strumenti simbolici per mettere al lavoro l’incontro con la pulsione che caratterizza la loro età puberale. Le risposte che allora emergono tendono a mimare il reale, nella sua versione “ingenua”, perversa e farsesca, oppure a riprodurre vecchi schemi di difesa, la cui lontananza dal tempo in cui viviamo tende nella migliore a produrre esiti patetici. Pensiamo, ad esempio, all’uso del porno amatoriale, la cui diffusione tra gli adolescenti, anche nei contesti scolastici, è sempre più evidente. Uso che non risponde a una logica dialettica, di opposizione rispetto all’Altro adulto/istituzionale, di provocazione o trasgressione, ma piuttosto, in molti casi, a una inedita domanda di riconoscimento. L’oscenità è ostentata quasi a confermare l’impressione che per molti adolescenti è prima di tutto l’Altro a chiedere di inscriversi nel suo campo attraverso questo lascia passare. Un Altro sempre più esposto all’imperativo contemporaneo della visibilità totale, della pubblicità massiccia, dell’esser tutti e sempre esposti al campo della manifestazione coatta. In alternativa, altri adolescenti prendono le parti di un certo rifiuto moralistico, che pesca a piene mani da quanto la tradizione ha sviluppato e che nelle loro di mani però assume d’un tratto una inquietante aria di astratta e mortifera apatia.
All’interno di questo quadro, la posizione di OT opera, come sempre ha fatto nei campi dell’immaginario di cui in passato si è occupato, in maniera interna e implicata. Non si pretende di leggere, interpretare e al limite comprendere le dinamiche in atto per studiarne il funzionamento, spiegarne i meccanismi latenti, farne eventualmente la critica o proporre delle soluzioni cliniche di superamento. L’immaginario è il campo e anche lo strumento di intervento che OT intende utilizzare. Si tratta, allora, di scommettere sulla possibilità che l’immaginario adolescenziale non sia soltanto quello che abbiamo appena descritto: un meccanismo di difesa o di coazione a ripetere. L’immaginario va assunto nella sua portata inedita: pensato, dunque, come istanza eminentemente pragmatica, che fa fare e orienta il desiderio e il godimento anche tra gli adolescenti. Da questo punto di vista la critica e la clinica dell’immaginario adolescenziale vuole essere un tentativo di attivare la sua stessa capacità di invenzione di soluzioni singolari, in grado non tanto di proteggere o di precipitare verso il reale ma piuttosto di contornarlo, favorendo la costruzione di modi e stili non coatti, dunque “nuovi”, d’accesso al godimento per ciascuno.
 
4. LINEE DI RICERCA E INTERVENTO
Il progetto “Dis-agio”, promosso da OT/Orbis Tertius, ha iniziato le proprie attività di elaborazione e di ricerca nella primavera del 2014.
Il Gruppo di progettazione è composto da:
– Matteo Bonazzi (OT/Orbis Tertius, Unimib)
– Domenico Cosenza (Membro del Comitato scientifico OT/Orbis Tertius, Presidente Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, docente Istituto freudiano)
– Stefano Marchesoni (OT/Orbis Tertius, Unimib; docente Storia e Filosofia nei licei)
– Jole Orsenigo (OT/Orbis Tertius, Centro Studi “Riccardo Massa”, Unimib)
– Daniele Tonazzo (OT/Orbis Tertius, Unimib)
Per l’anno 2014/2015, il progetto realizzerà due primi livelli di elaborazione/intervento:
– Un ciclo di Seminari, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di discussione ed elaborazione teorica delle questioni inerenti l’immaginario adolescenziale contemporaneo. Il Seminario sarà a inviti e avrà inizio nel mese di gennaio 2015. Per informazioni: matteo.bonazzi@unimib.it
– Progetti nelle scuole milanesi. È stata avviata, in via sperimentale, una collaborazione con due licei milanesi al fine di mettere in tensione i contenuti teorici elaborati nel progetto con le questioni, i problemi e le difficoltà presenti nel contesto scolastico, a diretto contatto coi docenti e gli adolescenti. I progetti al momento propongono cicli di lezioni/conferenze rivolte ai docenti e lavori in piccoli gruppi di docenti. Chiunque fosse interessato a prendere visione delle linee guida dei progetti ed eventualmente a proporsi come referente per avviare la sperimentazione presso altre realtà scolastiche, può scrivere a: matteo.bonazzi@unimib.it

BLOG

La fondazione ontologica del sentire. Heidegger e Deleuze lettori di Kant

“La fondazione ontologica del sentire. Heidegger e Deleuze lettori di Kant” di Fulvio Carmagnola.

Approfondisci
Lacan e l’Estetica: presentazione libro (audio)

Registrazione audio della presentazione del libro di Matteo Bonazzi e Daniele Tonazzo “Lacan e l’estetica”, tenuta il 24 febbraio 2017 presso la sede della SLP (Scuola Lacaniana di Psicoanalisi) di Milano.

Approfondisci
La Voce: estetica e psicoanalisi (audio)

Registrazione audio del Seminario “La Voce. Estetica e Psicoanalisi”, tenuto il 6 novembre 2015 presso l’Università di Milano-Bicocca.

Approfondisci
Lo schermo diviso (audio)

Lo schermo diviso: registrazione audio della conversazione tenuta da Matteo Bonazzi con Pietro Bianchi il 14 dicemvre 2015 presso il Teatro Franco Parenti.

Approfondisci
Dis-agio: BES, un nuovo acronimo nella scuola (audio)

Dis-agio, BES, un nuovo acronimo nella scuola: registrazione audio della relazione tenuta da Ernesto Curioni il 9 luglio 2015.

Approfondisci
Dis-agio: psicoanalisi, adolescenza e istituzione (audio)

Dis-agio, psicoanalisi, adolescenza e istituzione: registrazione audio della relazione tenuta da Giuseppe Pozzi e Daniele Tonazzo il 7 maggio 2015.

Approfondisci
Dis-agio: i tempi logici dell’adolescenza (audio)

Dis-agio, i tempi logici dell’adolescenza: registrazione audio della relazione tenuta da Domenico Cosenza e Pierangelo Barone il 19 marzo 2015.

Approfondisci
Dis-agio: la Repubblica di Erode (audio)

Dis-agio, la Repubblica di Erode: registrazione audio della relazione tenuta da Nicola Galli Laforest e discussa da Stefano Marchesoni il 22 gennaio 2015.

Approfondisci

I RELATORI

Finora hanno partecipato: 

Katia Bagnoli, Emanuele Banfi, Andrea Bellavita, Marco Belpoliti, Giorgio Bertolotti, Bruno Besana, Pietro Bianchi, Roberto Biorcio, Matteo Bonazzi, Adone Brandalise, Vermondo Brugnatelli, Gian Carlo Calza, Gianni Canova, Francesco Cappa, Fulvio Carmagnola, Simona Chiodo, Enrica Cortinovis, Domenico Cosenza, Alessandro Dal Lago, Lynda De Matteo, Antonio Di Ciaccia, Guy Flecher, Paola Francesconi, Giorgio Galli, Erik Gandini, Jean-Louis Gault, Marcello Ghilardi, Daniele Giglioli, Gabriele Iannaccaro, Marie-Christine Jullion, Giuliana Kantzà, Alessandra Lavagnino, Stefano Marchesoni, Paolo Mottana, Gilberto Oneto, Maurizio Paolillo, Claudia Pozzana, Silvia Pozzi, Massimo Raveri, Enrico Redaelli, Bruno Riva, Paolo Rosa, Alessandro Russo, Pietro Scarduelli, Ferdinand Scherrer, Marco Senaldi, Carlo Sini, Enrico Squarcina, Gian Antonio Stella, Daniele Tonazzo, Sergio Tramma, Marco Traversari, Chu Xiaoquan.

CONTATTI

Se desideri metterti in contatto con OT, compila il form sottostante